


BAGNAIA – La notte di Bagnaia si è accesa ancora una volta, illuminata da una fiamma che arde da secoli nel cuore delle persone e che, ogni 16 gennaio, torna a brillare in piazza XX Settembre. Con il tradizionale Focarone di Sant’Antonio Abate, la frazione di Viterbo ha rinnovato uno dei riti più sentiti. Un appuntamento, questo, che rinnova uno dei riti più identitari per la frazione viterbese, e per il territorio stesso.

La cerimonia si è aperta con i saluti delle autorità e con l’intervento della sindaca, Chiara Frontini: 'Questa festa ci ricorda che una comunità non è fatta solo di case, ma di persone che scelgono di custodire e rinnovare le proprie tradizioni'.

Il fulcro della serata resta il Focarone: una catasta di legno alta quasi sei metri, costruita con pazienza e dedizione dai volontari del Comitato. A raccontarne il significato sono stati il presidente Matteo De Angelis e la vicepresidente Manuela Alberti 'dietro ogni ciocco non ci siano solo tronchi, ma tempo donato, collaborazione e relazioni che si intrecciano'. Un lavoro che coinvolge giovani e meno giovani, capace di superare differenze e generazioni nel segno di un obiettivo comune.

Prima dell’accensione, il momento di raccoglimento con la benedizione del fuoco impartita dal parroco di Bagnaia, Don Vittore, che ha invocato la protezione del Santo: 'Benedici questo fuoco e fa’ divampare nei nostri cuori l’incendio della tua carità'. Subito dopo, i membri del comitato si sono mossi verso l'ultima tappa di questa serata, l'accensione del fuoco. Le fiamme hanno poi avvolto la catasta, innalzandosi nel cielo tra applausi e sguardi commossi, riscaldando non solo le mani, ma anche il senso di appartenenza di un’intera comunità.

A cosa è dovuto il RIto del Fuoco?
Il rito del Focarone affonda le sue radici nella tradizione contadina, legata al culto di Sant’Antonio Abate, protettore degli animali e del lavoro dei campi, e a riti ancestrali che vedono nel fuoco un elemento purificatore e propiziatorio. A Bagnaia questo patrimonio continua a vivere, trasformando una notte d’inverno in un simbolo di continuità, speranza e identità condivisa.

